204/222
img29.jpg img306.jpgMiniatureimg30img306.jpgMiniatureimg30img306.jpgMiniatureimg30img306.jpgMiniatureimg30img306.jpgMiniatureimg30

QUINTO ANTONELLI

" I DIMENTICATI DELLA GRANDE GUERRA "
LA MEMORIA DEI COMBATTENTI TRENTINI ( 1914 - 1920 )

CASA EDITRICE IL MARGINE
1 EDIZIONE 2008

Quinto Antonelli si occupa della vicenda di quei trentini che nella Grande Guerra portarono la divisa austriaca. La loro memoria (come quella di tanti giuliani) è stata in gran parte rimossa in quanto ritenuta scomoda una volta che le terre trentine erano state congiunte all’Italia. Il lavoro dell’autore ha richiesto l’esame di una grande mole di documenti lasciati soprattutto dai soldati, in buona parte di modesta estrazione. Furono 55.000 i sudditi dell’Impero impegnati contro i Serbi, i Russi e in una piccola parte anche contro gli Italiani.
La Prima Guerra Mondiale incise brutalmente sulla società trentina; accanto ai soldati, ai civili militarizzati, agli internati perché sospettati di scarsa lealtà, ci fu, dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia, una massa di persone comuni evacuate dalle zone vicine ai combattimenti e costrette a vivere tra tragici stenti in paesi lontani, in particolare in Boemia, Austria, Moravia. Nelle aree occupate dagli italiani ci furono misure non dissimili.
Le lettere e le testimonianze raccontano soprattutto di paura e orrore davanti alle sofferenze del conflitto che potevano spingere a disertare o a trovare ingegnosi trucchi per simulare malattie e farsi ricoverare. Molti militari mostrano avversione per i loro ufficiali particolarmente duri con i subordinati di lingua italiana, considerati inaffidabili.
Dopo la rivoluzione del 1917, molti trentini già prigionieri in Russia si trovarono intrappolati nel gigantesco paese presto sconvolto dalla guerra civile. L’odissea di questi uomini vide una parte di loro affascinati dal grande evento o comunque coinvolti nei nuovi assetti disegnati dai bolscevichi. Alcuni entrarono nell’Armata Rossa, altri all’opposto si batteranno contro i rivoluzionari, seguendo le istruzioni di emissari mandati dall’Italia che in cambio del loro impegno promettevano la cittadinanza nel nostro paese. Per il ritorno a casa, per la maggior parte sarà necessario attendere ben oltre la fine della Grande Guerra; molti rientrarono con l’appoggio delle autorità italiane dopo grandi attese e infinite peripezie, con soste e passaggi anche negli Stati Uniti e in Cina. La loro sorte, così dura, riserverà talvolta amarezze anche dopo il ritorno; non poche centinaia di militari, considerati sospetti in quanto ex- asburgici, furono internati per qualche tempo, soprattutto in Sardegna e in Molise.
I dimenticati della Grande Guerra di Antonelli riporta attenzione su una pagina di grande sofferenza a lungo trascurata; il libro ha uno stile scorrevole ed è arricchito da molte fotografie che mostrano uomini e ambienti della Galizia, della Russia, della Siberia. Ciò che fa sorgere una curiosità non del tutto saziata è quanto viene riportato in merito alla condizione di questi “nuovi italiani” a guerra finita; come detto, non mancarono diffidenze e abusi nei loro confronti da parte delle autorità che procedettero ad arbitrari internamenti di persone che desideravano solo ritrovare la propria famiglia e la propria casa (o ciò che ne restava).

Vivevano in Trentino, ai confini dell'impero. Parlavano italiano ma erano cittadini asburgici. Li hanno gettati nella fornace dell'"inutile strage": nei 1.545 giorni di guerra morirono 9-10 milioni di soldati e 5 milioni di civili. 6.400 morti in media al giorno. I nostri dimenticati sono gli italiani d'Austria, mal tollerati dagli austriaci e guardati successivamente con diffidenza dagli italiani; sono i "poveri cristi", i contadini strappati alla terra e alla famiglia; sono i corpi martoriati gettati "come vermi" sulla nuda terra. Dall'Archivio della scrittura popolare di Trento, un eccezionale repertorio di testimonianze e un magnifico racconto corale dello storico Quinto Antonelli. Che racconta un'altra guerra.

Splendido, accurato, emozionante testo che mi ha spinto a raccogliere queste immagini, a custodirle e proporle per non dimenticare.
Un sentito e commosso grazie all'autore.