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Valentino Peratoner - Mori 17/10/1865 - Trento 03/10/1916

Il mistero di Peratoner “martire” dimenticato

Morì in circostanze mai chiarite il 3 ottobre 1916 nelle celle del Buonconsiglio dove fu detenuto Battisti. L’avvocato di Cles Marcello Graiff: figura da ricordare

di Giacomo Eccher 02 ottobre 2016

CLES. Un centenario dimenticato? A dirlo è l'avvocato clesiano Marcello Graiff con riferimento al mistero che circonda la figura di Valentino Peratoner, avvocato trentino morto nelle carceri del Castello del Buonconsiglio il 3 ottobre 1916, giusto cento anni fa. Come scrive Graiff (che con questo intervento pubblico a mezzo stampa spera di stimolare la memoria e la ricerca attorno a questa figura di “martire” trentino ai tempi della Grande Guerra), una lapide piuttosto trascurata, posta nella cella del Buonconsiglio dopo l’annessione di Trento all'Italia da parte degli “Avvocati italiani”, ricorda la figura e il sacrificio dell'avvocato Valentino Peratoner, che morì in una delle celle dei Martiri dopo il sacrificio e l'impiccagione di Cesare Battisti e di Fabio Filzi che, anche se per ridottissimo tempo (un paio di giorni ne luglio del 1916) furono “ospiti” con lui delle carceri austroungariche.

Di Valentino Peratoner poco si conosce, tranne un articolo di “Alba Trentina”, rivista irredentista fondata e diretta da don Antonio Rossaro e pubblicata durante gli anni della Grande Guerra in Italia. Un accenno alla prigionia dell’avvocato si trova anche nel volume di Aldo Gorfer “Trento Città del Concilio”, a pagina 226 dove si parla appunto delle celle dei Martiri. «L'ultima cella a sinistra - scrive Gorfer - ospitò Fabio Filzi, catturato con Battisti in Vallarsa, e, per cinque mesi, l’avvocato Valentino Peratoner, presidente della Camera degli Avvocati che vi morì il 3 ottobre 1916».
E ancora: «Suicida o suicidato? Il mistero non fu risolto all’epoca, né sembra lo sia stato successivamente», annota l’avvocato Marcello Graiff. E aggiunge: «Dimenticato certamente dagli storici e dalla storia. Ingiustificatamente o per scelta di rimozione in base a motivazioni che non sono conosciute?».

Eppure, afferma l'avvocato clesiano che riproporrà l'interrogativo anche sul Bollettino dell'Ordine degli Avvocati trentini di prossima pubblicazione, Peratoner aveva ricoperto incarichi presso il Comune di Trento quale amministratore di opere di beneficenze pubbliche, era stato presidente della Camera degli Avvocati (ora Consiglio dell'Ordine), aveva svolto attività professionale presso i Fori trentini. Poi il silenzio è calato sulla sua figura dalla morte e fino ad oggi. Qualcuno si è ricordato o ha studiato la sua figura e la sua fine?

Graiff lancia questo appello attraverso le colonne del nostro giornale per chiarire quello che ritiene essere un vero e proprio mistero. Infatti la sorte dell'’vvocato Peratoner non sembra nota agli studiosi, né lo è ai Musei e nemmeno ai social network, così come il suo nome non figura nemmeno accennato nella mostra pur ricca come è quella attualmente in atto nel Castello del Bonconsiglio.
È forse sgradita la sua figura? «Spero che la stampa mi aiuti a rievocare questa figura con criterio storico - conclude l’avvocato Graiff - per concludere, faccio presente che l'accesso alle celle dei Martiri (ma è anche Peratoner un “martire”?) nel castello è libero e pubblico, e che anche questa pagina a cento anni dalla morte del protagonista merita di essere chiarita».

«Peratoner morto per l’ideale esperantista»

La misteriosa morte un secolo fa al Buonconsiglio: dall’Aet la risposta all’appello dell’avvocato Graiff

di Ugo Tonini 07 ottobre 2016

Vorrei dare il mio piccolo contributo in risposta alla richiesta dell’avv. Marcello Graiff che chiede (pag 44 del Trentino del 2 ottobre 2016) informazioni sulla vita dell'avv. Valentino Peratoner, morto esattamente cento anni fa (3 ottobre 1916) in una cella del Castello del Buonconsiglio.

Innanzi tutto devo dire che l’avvocato Peratoner era un esperantista; anzi è stato il primo presidente del movimento esperantista trentino. Ma andiamo con ordine: il mio contributo deriva appunto dall'essere socio dell'Associazione Esperantista Trentina (Aet). Nel 2014 abbiamo festeggiato il centenario della nostra associazione (www.esperanto. trento.it). In quell’occasione mi sono cimentato nella raccolta di dati storici....così scrissi, traducendo e integrando con altre fonti: «Poco appresso (1914 ndr) si costituì il Circolo Esperantista Trentino, con un proprio statuto, dettato dall'avvocato Valentino Peratoner, statuto che, presentato per l'approvazione alle autorità austriache, fu nettamente respinto dietro pretesti politici».
E continuando con quanto riportato nel libro del centenario: «Nell'agosto 1914 l’Uea (Associazione Esperantista Universale) organizzò il 10° Congresso Universale di Esperanto a Parigi ed anche esponenti trentini vi parteciparono. Si recarono a Parigi i più alti dirigenti del movimento: l’avvocato Valentino Peratoner, il magistrato Alessandro Mondini di Ala, il dott. Giuseppe Pedrotti e il cav. Francesco Gerloni; i primi due erano accompagnati dalle mogli.

Ora, proprio in agosto, mese in cui doveva essere inaugurato solennemente il congresso, scoppiava la prima guerra mondiale. Il congresso fu sospeso, anzi non ebbe più luogo. Gli esperantisti arrivati a Parigi appartenenti agli stati in conflitto con la Francia, e fra questi anche i nostri trentini considerati sudditi austriaci, furono considerati nemici e furono bloccati nei loro alberghi. Gli uomini furono poi condotti in campo di concentramento “all’Isola del Diavolo” e le signore internate in una fortezza. Si deve al provvido interessamento di un ministro d'Italia se questi trentini, dopo due mesi di sofferenze e peripezie, poterono riavere la propria libertà e ritornare in patria attraverso la Svizzera e il Tirolo.

In Francia quindi, i nostri amici furono considerati austriacanti provenendo dall'impero, e non da meno furono trattati quando ritornarono a Trento: la gendarmeria austriaca li guardò con sospetto ritenendoli pericolosi irredentisti. E ben presto coloro che non ripararono in Italia prima che questa entrasse in guerra contro l’Austria, come molti altri trentini, subirono in casa propria la persecuzione della polizia austriaca. Il 31 maggio del 1916 l’avvocato Peratoner fu arrestato e rinchiuso nelle celle del Castello del Buonconsiglio. Lui non aveva lasciato la città in quanto era amministratore dell’Ospedale cittadino e della Congregazione di Carità; ma fu imputato di alto tradimento per favoreggiamento all’Italia. Quasi in contemporanea vennero catturati e rinchiusi nelle stesse celle, ma ben presto fucilati, altri trentini: Damiano Chiesa, Fabio Filzi e Cesare Battisti. Il Peratoner invece rimase in cella per mesi, sottoposto a stancanti ed infiniti interrogatori, fino a quando, la mattina del 3 ottobre 1916 venne trovato morto nella sua cella. Una morte misteriosa, ricordata ora da una targa posta in quella cella dall’Ordine degli Avvocati d'Italia. Anche il vecchio cav. F. Gerloni, che alle prime avvisaglie di guerra fuggì in Italia, morì da esule a Mottola (Taranto) presso parenti, nel 1918, a 82 anni».

Concludendo questo mio contributo mi sembra di poter dire che l’ideale esperantista ha contribuito non poco alla cattura e forse anche alla morte di Valentino Peratoner: non dimentichiamo che al tempo era il presidente del Trenta Esperanto-Rondo. Indubbiamente una ricerca storica nei documenti ufficiali austriaci potrebbe far luce e confermare (o smentire) questi aspetti della storia del Peratoner.

Ugo Tonini è segretario Aet